certe vecchie signore

Un piccolo libro curioso mi ha riportata in visita ad una vecchia amica: si intitola “Baba Jaga ha fatto l’uovo ” di Dubravka Ugresic, delicato e sorprendente intreccio di reale e surreale sulla vecchiaia, dove il mito e la fiaba sono le tracce che consentono di confrontarsi con le paure che la vecchiaia delle donne genera attraverso la meravigliosa puntualità con cui segnala la ciclicità dell’esistenza dall’essere generati, al generare, al non poterlo più fare.
Non sono mai stata completamente d’accordo con le interpretazioni di alcune autrici anche importanti, come Maria Luisa Von Franz su una visione di Baba Jaga come Madre Negativa/Strega Cattiva poichè la Baba altro non è che il presentarsi al mondo di un femminile che accetta di evolvere nell’arco della vita muovendosi all’interno di un Reale, di una Verità che non tutti possono sopportare: quello del Nascere, del Vivere e del Morire. Sto pensando al Reale al modo di Lacan. E anche all’impatto che gli eventi fondamentali generano in noi, La Verità emotiva intollerabile da cui ci difendiamo in minore e maggior misura.

La Tremenda BabaJaga di Bilibin

Diventa perfida solo quando la cacciamo dalla nostra coscienza, ben lo raccontano altre fiabe in cui la vecchia fata che ci si dimentica di invitare al battesimo della principessa, ripaga con un maleficio. Di suo, quando non la facciamo irritare, Baba si limita a fare il suo lavoro: educare al tempo e ai tempi di semina e raccolta; all’attenzione e alla pazienza; al rispetto di ciò che appare come  sacro e misterioso e non è da non avvicinare con pretese e arroganza. E infine alla differenziazione, tramite gli infiniti e laboriosi compiti che assegna a chi le si rivolge con cuore puro: ripulire semi di papavero dalla terra, differenziare montagne di semi quasi uguali ma in realtà diversi tra loro.

Certo ha qualche lato pericoloso, quel suo spazzare via le sue tracce con la scopa che trascina dietro il mortaio volante può mettere in sospetto, fa pensare a un cercare di nascondere le tracce onnipotenti di una inflazione, ma quelle siamo noi quando ci confondiamo, non Lei.  E poi, se quello spazzare via fosse non solo un far perdere la tracce di un malfatto, ma anche proteggere ciò che ancora non deve essere visto? Se fosse il tentativo di proteggere il Mistero o di proteggere dal Mistero? Comunque non mi sentirei di criticarla per le brusche punizioni che si abbattono su boriosi, avidi e bugiardi: non ci si presenta con cattive intenzioni a casa di una Vecchia Signora.


Allo stesso modo si comporta anche una sua parente stretta,  Frau Holle. Frau Holle sicuramente è più facile da presentare in pubblico con quel suo aspetto da vecchietta di paese che alleva le oche, ma non dobbiamo illuderci: se non avremo raccolto con garbo tutte le mele che chiedono di essere colte, se non avremo sprimacciato i cuscini come si deve, non torneremo indietro con le parole che stiamo cercando, ma coperte di pece e con i rospi che escono dalla bocca.

Sono guardiane del tempo psichico e fisico, non consentono scorciatoie.

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7 risposte a certe vecchie signore

  1. Pingback: Rileggendo “Certe vecchie signore”… | cecilia macagno

  2. Stefania ha detto:

    Non so se questa potrà considerarla una riflessione o solo un commento, ma appena letta l’ultima parola di “Baba Jaga ha fatto l’uovo” mi sono precipitata sul web per cercare informazioni e il primo sito che mi ha ispirato la lettura è stato il suo. Bellissimo post.
    Io sono ancora con la mente nella fiaba e per questo sto bene, avendo così raramente cuore e testa in sintonia.
    Baba Jaga: il femminile in tutti i suoi aspetti, incarnato in vecchiette fragili e capricciose, invisibili, pure, terrificanti, vitali (e mortifere), piene di difetti, di caos, testardaggini, fissazioni, dalla sessualità prorompente, pericolosa, pietrificata e guaritrice.
    Per qualche istante ho avuto la percezione della totalità della vita e, purtroppo, di quanto la mia (nostra) vita oggi, non possa definirsi vita in senso pieno.
    Baba Jaga manca tragicamente nelle nostre esistenze. Ed è difficile per noi donne percepirne l’essenza ormai. Ma questo romanzo sembra trasfonderla naturalmente e ci dà la chiave per recuperare la dimensione mitica che abbiamo perso.
    Non riuscirò più a guardare una vecchietta senza vedere in lei Baba Jaga.
    Non riuscirò più a guardare un uomo senza chiedermi se ama tutte le donne come Mevlo o se le “odia” come Mr. Shake.
    In quanto alle bambine è più facile: in loro è ancora splendente la Baba D’Oro, basta non chiuderle nella casa rosa delle bambole e lasciarle libere di accoccolarsi in uno stivale brandendo gli strumenti che preferiscono.

    • ceciliamacagno ha detto:

      Cara Stefania
      che piacere il suo commento! Lo scrivere sul blog ogni tanto mi fa sentire sola: poche persone che rispondono. Esitazioni e timidezze anche da parte di chi mi conosce.
      Sì, Baba è tutto quello che lei scrive e anche molto di più. Grazie per la condivisione.
      Cecilia

  3. Stefania Lucarelli ha detto:

    Grazie a lei per la risposta e la gentile accoglienza!
    Sì, purtroppo i blog vengono seguiti moltissimo, ma assaporati di nascosto. Questo è un po’ frustrante per chi scrive.
    È sempre auspicabile un feed-back, anche perché (dal mio punto di vista) è attraverso il confronto con l’altro che si cresce, si impara e ci si trasforma.
    Non per consolarla, ma da lettrice le confesso che a volte, di fronte alla cultura (qui nel suo blog ce n’è molta!) ci si sente stupidi ad esprimere semplicemente ciò che si sente .. ma è giusto smettere di pensare al sapere come ad un totem, no? Tutto è sapienza.
    La seguirò. Grazie ancora!
    Stefania

    • ceciliamacagno ha detto:

      Capita anche a me. Di sentirmi stupida mentre leggo qualcosa sui blog e non sentirmi in grado di rispondere se parto dall’idea di cultura. Ma poi scopro ogni volta che ho a che fare con qualcosa di diverso. Forse è la difficoltà di mettere in parola qualcosa che è così presente e limpido all’interno e che ha bisogno di parole appropriate, che con la cultura hanno poco a che vedere. Ogni piccolo passo fatto per trovare le parole giuste per quel sentire è una ricchezza infinita. Grazie Stefania!

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