Dal Luogo delle Origini

Una amica a me molto cara, qualche tempo fa, mi raccontava l’impressione che le suscita questo blog. Ammirazione per la donna che scriveva in modo abile e preciso, forse anche generoso, sicuramente diversificato; per quella che creava oggetti artistici. Ho provato piacere e imbarazzo, si faceva sentire  dentro di me anche quella che

…sbaglia, si stanca, cade, si rialza.  Si ritira all’improvviso  per stanchezza, dolore, confusione, rabbia. Che in alcuni momenti si perde e  non sa bene cosa fare di se stessa…in altri è focalizzata e chiara. Quella che si spaventa, che…

Poi mi ha fatto una domanda, precisa di cui le sarò sempre grata: in mezzo a tutte queste espressioni di me stessa, cosa definiva un’ identità? dove risiedeva la mia identità? Ho risposto a questa domanda, così impegnativa, in modo grezzo, immediato: l’identità sta nel creare, sta nell’amare. In quel momento ho definito il moto che mi fa da guida come impegno nel creare. 

A mano a mano ho ripensato, con quei pensieri che scivolano sullo sfondo della mente quando non li cerchi; pensieri che si raccolgono mentre si pulisce l’insalata, ci si lava, si curano le piante, si cucina finalmente! un buon pasto.

Pensieri che mi attraversano luminosi mentre sono al telefono con mia figlia lontana. Che prendono corpo mentre ceno con mio figlio partecipo ed insieme assisto con stupore e gratitudine alla relazione nuova che si crea tra me e questo giovane adulto che mi fa il regalo di lasciarsi conoscere mentre incontra se stesso…

Ho ripensato a quella domanda e a quella risposta mentre si costruiva il filo di ciò che scrivo su questo blog. Mentre riguardavo e rileggevo Louise Bourgeois, mentre mi innamoravo nuovamente di Stern nel preparare un seminario. Mentre guardavo con bisogno e desiderio il materiale pronto per un’opera a cui non ho ancora avuto tempo di dare forma e che mi chiama con insistenza. Mentre vivevo e condividevo un momento di profonda e intima allegria con un paziente, di profonda e intima tristezza con un altro. Mentre con un altro ancora perdevo ogni traccia di parola, testimone dell’indicibile e della necessità e onnipresenza di un’attesa senza richiesta.

…mentre provavo una stanchezza che rendeva lontane e impraticabili tutte le meraviglie della giornata…

Senza pretendere una continuità (vedi sopra), di cui non sono capace da quella posizione che chiamiamo Io, ora posso dire che ciò che definisce la mia identità è la possibilità di andare e venire da  un Luogo profondo all’interno di me stessa.

Per onestà devo  dire che ho imparato a riconoscerlo più per mancanza e nostalgia che per presenza. Ho dovuto imparare la strada per ritrovarlo, per andare e venire, attraversando tutto ciò che rende difficile farlo. Tollerando il Tempo Senza a volte solo grazie al ricordo della certezza che il Luogo esiste.

Ieri lavoravo con un’altra collega…

…amica da così tanto tempo da avere attraversato con lei i luoghi più impervi, anche tra noi…

…si discorreva e ci si interrogava su ciò che il separarsi comporta.

Quando siamo in terapia,a volte il dover fare a meno del terapeuta ci precipita nella Mancanza e nella Assenza.  Diventiamo orfani, siamo in esilio: quello del nutrimento, del fluido emergere a se stessi può diventare un Luogo in cui è difficile ritornare e di cui l’Altro e solo l’Altro possiede la chiave d’accesso.  Non abbiamo ancora imparato, né accettato, che quello spazio concreto, quella persona reale sono Soglia e Guida per il Luogo delle Origini.

…forse siamo ancora piccoli per questo, ci vorrà del tempo. Forse, troppo feriti, confondiamo il Luogo delle Origini con quello di chi ci ha dato fisicamente origine. Il Vuoto da cui tutto nasce, con il vuoto in cui ci è capitato di nascere. Oppure non sappiamo ancora che i fantasmi che incontriamo per via, li stiamo ricreando giorno per giorno; che giorno dopo giorno decretiamo la morte dell’Amorevole Presenza perchè nelle sue fattezze concrete, un tempo è veramente mancata o veramente ci ha uccisi…

Il destino di un uomo
Poteva capitare anche a te
di nascere in un pentolone
tra rospi e intrugli
di streghe senza processo
e il dolore grande di una madre.
Io mi sono trovato a passare
da quelle parti.
Federico Tavan

Quando un artista gode profondamente del suo creare, se lo perde, se lo deve abbandonare, può soffrire nello stesso identico modo. Può desiderare e decidere di rimanere in esilio a lungo per non affrontare la perdita successiva. Per non rimanere un’altra volta senza madre né padre, senza spirito, senza Testimone.

Questo passaggio è importante per me, è stato importante affrontarlo e praticarlo  come arte terapeuta e come persona; è importante mantenerlo presente e vivo.  Il Luogo della cura, quello incontrato come paziente, quello incontrato come terapeuta, il luogo del creare arte coincidono. Quello abitando il quale la relazione con me stessa e l’altro è viva.  Protezione, salute, nutrimento, libertà, la comprensione,  il diventare responsabile uscendo dalla colpa, il perdonare

…anche me stessa quando non riesco…

sono l’amorevole presenza che è Luogo Interno. Mi è capitato di visualizzarlo, in modo molto simile a quello a cui altri han dato parola

...sta al centro di me, ben dentro al corpo, tra lo sterno e l’addome, nella sua solidità si espande e restringe al ritmo del respiro. Ha una volta stellata, Cielo di Porziuncola, o di Galla Placidia. Lo contengo in me mentre mi contiene…

soprattutto M. Millner mi ha colpito per la precisa rispondenza, anche nel cercarne la strada.

Scrivere questo piccolo articolo oggi, è tornare ad abitarlo compiutamente in un momento in cui il fare mi fa sentire troppo sola e lontana. Significa ricongiungermi a me stessa con infinita gratitudine. Ed è anche comunicare con Voi dal mio Luogo.


Informazioni su ceciliamacagno

Art therapist, artist,
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7 risposte a Dal Luogo delle Origini

  1. semifonte ha detto:

    la luce del colore
    il colore nella luce
    la luce nel colore
    il colore della luce
    ma la luce è anche colore
    il colore del calore
    il calore del colore
    ma il colore è anche un valore
    e un valore è sempre luce

  2. Anna Lagomaggiore ha detto:

    “Lo contengo in me mentre mi contiene …”

  3. Giulia ha detto:

    “ed io mi sono ri-trovata a passare da quelle parti”
    grazie.

  4. elena ha detto:

    “cielo di Galla Placidia…”
    Cara Cecilia avrei tante cose da dirti su questo tuo scritto, come un ricamo passerei tra le parole tue per dirti le mie, come un canto a vitoccu… a dir la verità direi, più e più volte, semplicemente dei “sì”…

  5. Simona ha detto:

    La confusione, il rumore, la superficie…..” Le parole che illuminano l’anima sono più preziose dei gioielli”….questo luogo inconsapevolmente e periodicamente sta diventando una casa; uno spazio dove potersi rilassare, nutrirsi e all’occorrenza tornare. Grazie, te ne sono grata!

  6. Pingback: La forma del senza forma. Una nuova puntata | cecilia macagno

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