Trasparenza e perturbante: considerazioni e chiarimenti intermedi

Prima di riagganciarmi al mio dibattito sento il bisogno di ringraziare qualcuno e chiarire qualcosa.

Ringrazio Luisa Muraro

…Ma ringraziare è talmente abusato dall’uso formale che se ne può fare che suona  poca cosa.   Sto parlando di profonda gratitudine, di una qualità provata poche volte nella vita. Forse la gratitudine che sola si può provare per una madre che trasmetta generatività e amore, per una madre che si fa passaggio, che sostiene la comprensione e il recupero di quegli snodi inficiati dalla Storia e dalle storie. Che si fa voce dialogante, interrogante e responsiva per tutte quelle, madri e figlie, che non hanno potuto…

che leggo dall’inizio degli anni 90, anzi per precisione dal 1991. Era nato da poco il secondo e ultimo dei miei figli e in una delle rare passeggiate solitarie che le neomadri si concedono, incontrai in libreria L’ordine simbolico della madre. Da allora Luisa Muraro non ha mai smesso di essere per me luogo di conferma e scoperta. Conferma, perchè come accade con alcuni autori che diventano preziosi nella vita di chi legge, mi è accaduto spesso di riflettere su cose per me importanti e di trovarle profonde, smaglianti, ricche di spunti diversi e ordinate nel suo lavoro. Scoperta invece, per tutto ciò che mai mi ha sfiorata e il leggerla mi regala e apre.    Molti dei collegamenti tra Trasparenze e il Perturbante sono accompagnati dalla lettura del suo ultimo suo libro letto: Il Dio delle donne.
Ciò che mi preme invece chiarire è che ciò che addebito alla cultura maschile non è oggi in me, o non diventa, guerra contro il genere o di genere (si aprirebbe qui una dissertazione a proposito di parità, differenza e potere in cui non mi addentro). Oggi, solo, cerco di evitare  quella che chiamerei la mia adesione per comodo a una cultura che mi vorrebbe silenziosa o fedele utilizzatrice di una certa lingua condivisa.

lingua condivisa che è per esempio tipica dell’Accademia salvo poche eccezioni; Accademia che non è campo privato (anche se ancora privilegiato)degli uomini. Ci sono donne che sono in lotta con se stesse, sradicate dall’ordine simbolico loro proprio e si abbarbicano a quella che per cultura e storia è lingua maschile per poter essere qualcuno. Ci sono invece uomini sorretti da una grazia che si fonda sulla tessitura simbolica originaria. Questi ultimi però, molto spesso non lo sanno e pertanto non possono trasmetterlo, insegnarlo…Lo danno per scontato…

Per comodo, perchè a volte mi stanco di badarmi, mi trovo dimentica, mi confondo e arrendo a modalità di vita, pensiero e parola lontane da ciò che fonda e mantiene il senso dell’essere e dell’esistere. Modalità lontane dalla matrice intesa come regno della generatività.

Strada di consapevolezza e possibile compiutezza per me, ma credo per le donne, è saperla la differenza, riconoscerla e amarla nella sua origine e con le sue caratteristiche. Per me ri-conoscenza è questo. E credo che proprio in questa ri-conoscenza stia la possibilità e la capacità per le donne di accogliere e lavorare il perturbante in modo profondamente diverso dagli uomini, perchè si riappropriano di una funzione che è quella di essere significato vivente. Perchè possono essere Mistero senza diventare segreto. Come la Madonna del Parto

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3 risposte a Trasparenza e perturbante: considerazioni e chiarimenti intermedi

  1. elena ha detto:

    ri-conoscente alle custodi del Mistero perchè così mi possa ri-cordare di non smettere di badare a me stessa…

  2. Michela ha detto:

    Ciao Cecilia, ho conosciuto e adorato Luisa Muraro negli anni dell’università…ricordo il suo stile diretto e quella sete di autenticità ed immediatezza che, di riflesso, mi hanno insegnato ad immaginare, giocare con le metafore, “ascoltare, delle parole, il suono in bocca”… anch’io ringrazio questa straordinaria donna e ringrazio te per avermela ricordata con tanta intensità.

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