Eduardo Savarese e Santa Teresa

Nuovamente scelgo di pubblicare in un post qualcosa che mi è caro e insieme mi imbarazza e lo faccio ringraziando il mio Am(mirat) ore conosciuto che mi conosce e mi fa doni.
Si tratta del link a Santa Teresa, 500 anni e non sentirli, un articolo di Eduardo Savarese pubblicato sul Il Foglio Quotidiano del 28 marzo scorso per ricordarci i 500 anni dalla nascita di Santa Teresa D’Avila.

Come l’autore dell’articolo ho una annosa e appassionata frequentazione con gli scritti della Santa, soprattutto con Il Castello Interiore che lo scrittore  indaga chiedendosi cosa ha da dire oggi una donna che decise di raggruppare poche consacrate in luoghi silenziosi di clausura, perché fossero dedite alla preghiera e alla penitenza?

Non trovo in me la dedizione cattolica che mi sembra trasparire nell’articolo, ma mi sono ritrovata in un passaggio sul cammino da compiere verso se stessi e alla ricerca del sacro in se stessi che cito di seguito per intero.

Ma il cammino in che consiste? Nello stare in preghiera. E qui Teresa si sofferma sulla analitica descrizione dell’anima in preghiera, paragonandola ad una piccola farfalla che è inquieta, e non riesce a fermarsi, e cerca, cerca, volando di luogo in luogo, un ristoro, una pace definitiva, una soddisfazione radicale e profonda. Tra le forme di preghiera che Teresa predilige è l’orazione di quiete, che consiste nello starsene fermi e zitti in un luogo. Non bisogna sforzarsi di non pensare, ci avverte la santa, perché il pensiero ci abita, e soprattutto in preghiera ci assalgono pensieri anche molto modesti o inappropriati: facciamoli andare e venire, l’importante è restare. Perché? Perché nell’orazione di quiete noi non agiamo, non disponiamo, non decidiamo, non programmiamo, non ci sforziamo, noi, semplicemente, siamo agiti, siamo disposti, siamo decisi e … siamo pregati.

Ecco, se credo fortemente in qualcosa credo in questo: che siamo anime perennemente attraversate da flussi di percezioni e sensazioni e da pensieri che non sono per qualità diversi dalle percezioni: arrivano, come arrivano i rumori e gli odori e come tali possiamo lasciarli andare se ci raccogliamo in uno spazio/tempo di quiete, accettando di conoscere la nostra umanità.

Preghiera di quiete, l’intuire  la Forma del senza Forma, la  meditazione Vipassana,  l’obbediente stato di attesa del gesto del Movimento Autentico, la Concentrazione Corporea di Marion Milner, la Mindfulness sono così legati tra loro e sono, come leggere Teresa, parte di un cammino possibile di accettazione per me stessa e per l’Altro  attraverso una maggiore consapevolezza della mia irriducibile umanità fatta di sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni, relazioni.Una consapevolezza che ha poco a che vedere con il pensiero astratto, con la razionalità e molto si avvicina semplicemente al saper stare presenti al nostro fluire, testimoni  della nostra consapevolezza.

Sono anche io una piccola cosa in cerca che si ritrova quando può nella quiete e quando riesce testimone di sè mentre è immersa nel flusso del creare…
sì, anche un certo  creare è meditativo
…che coltiva la possibilità di saper stare con l’Altro.  Questo tipo di consapevolezza è il legame più profondo di ciò che scrivo oggi con l’arte terapia: saper stare raccogliendo ciò che mi attraversa e conoscere un certo modo di creare.

Informazioni su ceciliamacagno

Art therapist, artist,
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3 risposte a Eduardo Savarese e Santa Teresa

  1. elena ha detto:

    saper stare, presenti al nostro fluire… mi ritrovo talvolta in questo luogo, ri-conoscente questa consapevolezza di piccola cosa… questa è pace, piccoli (e rari) stati di grazia! grazie cara Cecilia di avermi ricollegata a Santa Teresa.

  2. arttherapyit ha detto:

    bellissimo post cecilia ….grazie….ritrovo sul tuo blog i miei pensieri..le mie letture

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