passioni, fuochi, acqua e contenitori

Mi sono immersa nella rilettura serale di Psicologia alchemica di Hillman.
(tutto ciò che trovate scritto in corsivo è una citazione dal libro).

Ho ritrovato la sua bellissima mente sempre in gioco tra sopra e sotto, mondo supero e mondo infero, materia e psiche. Ho ritrovato quella terra di mezzo in cui non è dato senso alle parole se sono vuote, se non rimangono impregnate di materia, psiche soma. Simboli vivi. Per come son fatta io, leggere queste pagine ogni volta è tornare a casa, ritrovare la mia pelle.

Rientra in scena l’alchimia. La sua bellezza risiede nel linguaggio materializzato, che non è possibile prendere alla lettera. (…) L’alchimia ci offre un linguaggio di sostanze che non può essere preso sostanzialisticamente, ci offre espressioni concrete che non sono letterali.  Ci impone la metafora. Nell’atto stesso di pronunciare le nostre parole siamo trasportati dalla lingua in un come se, nella materializzazione della psiche e contemporabeamente nella psichizzazione della materia.

Gli alchimisti affrontavano l’opus con dedizione assoluta, con passione devota e disciplinata. Il lavoro dell’opus teso a trasformare la materia era una trasformazione della persona, della psiche della persona. Obbligava al corpo, alla consapevolezza che siamo materia e che senza corpo e senza materia nulla si trasforma.

Questo libro affascinante porta all’interno di un processo fatto di  metalli, sali…di fuochi e stufe, fornelli e contenitori ben differenziati per ogni necessità.

L’acqua si presenta in una infinità di condizioni, dalla goccia di pioggia all’oceano, dalla palude stagnante alla bianca cascata. I recipienti che la contengono hanno un bordo e un fondo. Non si tratta soltanto di capire se sono troppo umido o troppo arido, troppo lacrimoso e flaccido, troppo rinsecchito e fragile, ma di capire che forma ha il mio umore. (…) Tutto ciò che maneggiamo va in qualche modo contenuto. Perfino gli oceani hanno le loro rive.

(…)

Ci sono recipienti di ogni forma e dimensione, fatti con i materiali più vari, dalle canne di fiume e dai virgulti del salice all’argilla spessa per pentole e marmitte, al legno per le doghe delle botti,  al metallo e al vetro per i becher. Alcuni si scaldano in fretta ma tendono a creparsi, altri sono opachi, altri trasparenti, alcuni piatti e aperti per consentire l’evaporazione, altri a chiusura ermetica per intensificare la pressione. I recipienti, metodi di contenimento: reggi bene al calore? sei denso, opaco, lento a scaldarti, sicchè nessuno sa che cosa ti succede dentro? …Sei troppo permeabile, fragile, troppo rigido, solido, straripante, pieno di crepe?

E come lo regoli il fuoco della tua passione? come lo impieghi? lo alimenti a sufficienza perchè non si spenga, lo controlli perchè non divampi bruciando e distruggendo ogni cosa? e lo conosci? è il fuoco di Estia, addomesticatore della cultura, austero controllo della passione? quello di Marte troppo ardente, acre e furioso?

Il fuoco è l’agente , il maestro dell’opera. La conoscenza del maestro deve essere di prima mano; non la si apprende dai libri o dalle conferenze sul desiderio. La brava cuoca ha bruciato più di una pietanza  e più volte si è ustionata le mani.

L’alchimista partecipa con il propio calore, è tutt’uno con il fuoco, è dentro il fuoco. Il vecchio che nel suo laboratorio prepara soluzioni con alambicchi e storte, in ginocchio davanti al fuoco, è il vecchio nella nostra mente che, le mani nella fornace del suo corpo, lavora alla trasformazione della propria natura-i nostri acidi e zolfi, le nostre putrefazioni, i nostri sali amari…

La conoscenza manuale delle intensità si applica anche a altre discipline: la scrittura per esempio: lasci il capitolo sulla scrivania per tre giorni, senza toccarlo e quando lo riprendi in mano scopri che è diventato freddo e rigido come un baccalà…

le plumbes, scarpe di piuma e piombo

La scrittura, la pittura. Anche nell’opus dell’arteterapia abbiamo materia, pigmenti,  contenitori,  laboratori alchemici che ci consentono di fare in modo che l’opera non sia opera vuota, opera di sole parole. Lavoriamo con le mani nella fornace, sentendo umori secchi a cui aggiungere gocce di legante, pesantezze plumbee da trasformare…

già trattata l’alchimia? sì! in Il Senex, il piombo e le polarità  e poi so di avere citato Nathan Schwartz  Salant, altro amato autore jungiano che di relazione e campo estetico parla utilizzando  l’alchimia, ma non riesco più a capire dove. Mannaggia! s epercorrete il link con il suo nome appaiono i libri promossi da Feltrinelli, ma ce ne sono altri tre, fondamentali!, e li trovate sul catalogo di Vivarium.

Buona lettura!

 

Informazioni su ceciliamacagno

Art therapist, artist,
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