materia ermeticamente chiusa

Durante l’estate ho ri-preso l’abitudine di andare a camminare la mattina.

Mi restituisce energia e mi fa sentire felicemente nutrita di bellezza e pregna del piacere della forza della gambe.

pregna, sì, non mi piace molto, ma è la parola più vicina che ho trovato al sentire, perchè è carnale

In questo bel settembre due, tre volte la settimana, in agosto ogni giorno: macinavo kilometri di colli fiorentini, alzandomi prima dell’alba per godere del fresco, della luce nascente, degli animali presentissimi perchè non ancora disturbati dagli umani. Ora le camminate sono diminuite ma ancora ci sono.E ancora incontro raduni nazionali di scoiattoli, caprioli, famiglie di cinghiali con temibili cinghialesse, ghiandaie, cinciallegre, upupe e neri corvi.

Fanno parte degli incontri felici non solo animali, fronde, raggi e nuvole sospinte dal vento: incontro anche le pietre. Lungo i sentieri degli scalpellini, abbandonati sui cigli se me stanno accomodati grandi massi di Pietraforte.  Solitari e imponenti, oppure gruppali e sovrapposti, o allineati. Per  loro natura sono squadrati, sembrano quasi lavorati dall’essere umano, ma non è  così: è il loro carattere.

Mi fermo sempre a considerarli. C’è un momento, quello dell’apparizione in cui cado nel mistero, ma dura poco. Poi mi fermo a osservare, cercando di andare oltre o dentro la loro natura, no, è diverso: di diventare sasso per quel che mi riesce ma, in mezzo a tutta quella  vita che chiama mi è difficile, direi che finisco per perdermi sul confine della pietra, quella forma esterna che definisce il singolo pezzo e contemporaneamente conicide con la sua essenza.

Domenica mi sono trovata, parlando con una amica, a ripensare a certe installazioni di pura, nuda, grande pietra che talvolta si incontrano nei musei di arte contemporanea…

 

img_8308-0710111458350

Questo è Beuys all’Hamburger Banhoff di Berlino

Ci sono persone che fanno fatica a capire perchè si possa installare materia grezza in un museo. Perchè si occupi lo spazio in questa maniera, sottraendolo all’arte. Cosa ci si possa trovare. Cosa fermi chi guarda, immobilizzandolo, come capita a me. Ma, ecco, quei massi fuori contesto improvvisamente sono Presenze. Quando li trovo sono costretta e insieme accompagnata a incontrare tutto il silenzio e l’ermetica chiusura della pietra.

Posso diventare Pietra. Il dio materia e silenzio nascosto nella pietra si manifesta e incontra la pietra in me. Non posso entrare, posso solo risuonare e divenire.

Vi saluto con la bellissima poesia di Szymorska Conversazione con una pietra e con il link del bell’articolo (da Doppio zero)  che la cita,  lettera a un sasso.

Ma, prima della poesia, riguardate l’immagine: quella che avete visto non è pietra ma cera, cera d’api. Qual è il messaggio di Beuys? provo nella prossima puntata

Conversazione con una pietra

Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Voglio venirti dentro,
dare un’occhiata,
respirarti come l’aria.

– Vattene – dice la pietra.
Sono ermeticamente chiusa.
Anche fatte a pezzi
saremo chiuse ermeticamente.
Anche ridotte in polvere
non faremo entrare nessuno.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Vengo per pura curiosità.
La vita è la sua unica occasione.
Vorrei girare per il tuo palazzo,
e visitare poi anche la foglia e la goccia d’acqua.
Ho poco tempo per farlo.
La mia mortalità dovrebbe commuoverti.
– Sono di pietra – dice la pietra
– E devo restare seria per forza.
Vattene via.
Non ho i muscoli per ridere.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
mai viste, belle invano,
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.

– Sale grandi e vuote – dice la pietra
ma in esse non c’è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
ma tutto il mio interno è girato altrove.

Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Non cerco in te un rifugio per l’eternità.
Non sono infelice.
Non sono senza casa.
Il mio mondo è degno di ritorno.
Entrerò e uscirò a mani vuote.
E come prova d’esserci davvero stata
porterò solo parole,
a cui nessuno presterà fede.

– Non entrerai – dice la pietra.-
Ti manca il senso del partecipare.
Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
Anche una vista affilata fino all’onniveggenza
a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
Non entrerai, non hai che un senso di quel senso,
appena un germe, solo una parvenza.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Non posso attendere duemila secoli
per entrare sotto il tuo tetto.

– Se non mi credi – dice la pietra-
rivolgiti alla foglia, dirà la stessa cosa.
Chiedi a una goccia d’acqua, dirà come la foglia.
Chiedi infine a un capello della tua testa.
Scoppio dal ridere, d’una immensa risata
che non so far scoppiare.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
– Non ho porta – dice la pietra.

About ceciliamacagno

Art therapist, artist,
This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

2 Responses to materia ermeticamente chiusa

  1. Aleksandra says:

    Che meravigliosa naturale meraviglia leggerti.. Pareva di stare lì tra i colli e pure lì, in conversazione con quella pietra. Grazie 🙂

  2. Pingback: Beuys e i massi di cera | cecilia macagno

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s