DSA: IL CONTRIBUTO DELLA DANZAMOVIMENTOTERAPIA

con un grazie e un abbraccio a tutte le colleghe!


PRIMA PARTE
PROGETTO PROMOSSO DA
APID – 2015
VIDEO a cura di Marina Massa e Anna Lagomaggiore – Coordinatrici del Gruppo studio APID (Associazione Professionale Italiana di Danzamovimentoterapia) “Età evolutiva e disturbi dell’Apprendimento”.
La ricerca, focalizzata sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), è nata dall’esigenza di approfondire il contributo che la Danzamovimentoterapia può offrire al disagio crescente che l’infanzia manifesta in questo momento storico-culturale e che si registra, per l’appunto, anche in un aumento dei disturbi nell’area dell’apprendimento. In particolare partendo dal presupposto che la DMT considera l’essere umano come un’unità inscindibile di mente e corpo, si è voluto iniziare ad esplorare come questo legame, che anche le recenti ricerche e scoperte in campo neuro scientifico evidenziano sempre più ( stanno sempre più indagando), possa giocare un ruolo significativo nel mancato sviluppo di determinate attitudini psichiche indispensabili per apprendere.
Poiché “l’apprendimento è un atto complesso” è importante che anche…

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poesie per l’estate

Sarà il caldo, la stanchezza, il lavoro da portare avanti che impegna tutte le risorse… Trovo sollievo quasi solo nelle poesie e nelle immagini. Oggi vi saluto con Tredici maniere di Guardare un merlo, di Wallace Stevens

Tredici maniere di guardare un merlo

I.
Fra venti monti nivei
L’unica cosa mobile
Era l’occhio del merlo.

II.
Ero di tre voleri,
Come un albero
Su cui stanno tre merli.

III.
Girò il merlo sui venti dell’autunno.
Fu breve parte della pantomima.

IV.
Un uomo ed una donna
Sono uno.
L’uomo e la donna e il merlo
Sono uno.

V.
Non so se preferire,
Bellezza di cadenze
O d’allusioni,
Il sibilo del merlo
O quel che segue.

VI.
Riempivano i ghiaccioli il finestrone
Di barbarico vetro,
Dove l’ombra del merlo
Trascorse e ritrascorse.
Scovò lo stato d’animo
Cagione indecifrabile
Nell’ombra.

VII.
O esigui uomini d’Haddam,
Perché vi figurate uccelli d’oro?
Non vedete che il merlo
Cammina intorno ai piedi delle donne
Che vi circondano?

VIII.
Io so nobili accenti
E ritmi luminosi e inevitabili:
Però noto m’è pure
Che il merlo è coinvolto
Nelle cose ch’io so.

IX.
Quando scomparve a volo,
Il merlo segnò il margine
D’uno di vari circoli.

X.
Alla vista dei merli
Volanti in verde luce,
Fin l’orgie d’eufonia
Davano un grido acuto.

XI.
Viaggiò per il Connecticut
In un cocchio di vetro.
Una volta lo strinse lo sgomento,
Quando prese in isbaglio
L’ombra del suo equipaggio
Per un volo di merli.

XII.
II fiume trasalisce:
Deve volare il merlo in questo istante.

XIII.
Fu vespero l’intero pomeriggio.
Nevicava,
Per nevicare ancora.
Ed il merlo s’assise
Fra le membra del cedro.

 

 

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Allacciami. Sono il tuo bottone

Una poesia, ancora, di Chandra Livia Candiani (se cliccate trovate una bella intervista rilasciata nel 2014).  Non credo di poterla commentare in alcun modo.

Ma attenzione!  Chandra Livia Candiani  fa palpitare il cuore, lo collega all’anima e alla mente in modo sconsiderato: è pericolosa!

Allacciami. Sono il tuo bottone.

“Io ti sbircio
come una scacchiera
di battaglia navale
non so ancora dove
mi affonderai
segnerai una fenditura
con la biro nera
degli occhi
e mi porterai in salvo
su una terra consegnata
un tema della luce
senza crepe: tu m’insegni
il filo la tela
la presa l’abbandono
tenere restare stringere
essere vecchi, piccoli piccoli
tacere buttarsi
contatto immaginazione. Io
imparo, io
mi allaccio.”

Allacciami. Sono il tuo bottone.


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passioni, fuochi, acqua e contenitori

Mi sono immersa nella rilettura serale di Psicologia alchemica di Hillman.
(tutto ciò che trovate scritto in corsivo è una citazione dal libro).

Ho ritrovato la sua bellissima mente sempre in gioco tra sopra e sotto, mondo supero e mondo infero, materia e psiche. Ho ritrovato quella terra di mezzo in cui non è dato senso alle parole se sono vuote, se non rimangono impregnate di materia, psiche soma. Simboli vivi. Per come son fatta io, leggere queste pagine ogni volta è tornare a casa, ritrovare la mia pelle.

Rientra in scena l’alchimia. La sua bellezza risiede nel linguaggio materializzato, che non è possibile prendere alla lettera. (…) L’alchimia ci offre un linguaggio di sostanze che non può essere preso sostanzialisticamente, ci offre espressioni concrete che non sono letterali.  Ci impone la metafora. Nell’atto stesso di pronunciare le nostre parole siamo trasportati dalla lingua in un come se, nella materializzazione della psiche e contemporabeamente nella psichizzazione della materia.

Gli alchimisti affrontavano l’opus con dedizione assoluta, con passione devota e disciplinata. Il lavoro dell’opus teso a trasformare la materia era una trasformazione della persona, della psiche della persona. Obbligava al corpo, alla consapevolezza che siamo materia e che senza corpo e senza materia nulla si trasforma.

Questo libro affascinante porta all’interno di un processo fatto di  metalli, sali…di fuochi e stufe, fornelli e contenitori ben differenziati per ogni necessità.

L’acqua si presenta in una infinità di condizioni, dalla goccia di pioggia all’oceano, dalla palude stagnante alla bianca cascata. I recipienti che la contengono hanno un bordo e un fondo. Non si tratta soltanto di capire se sono troppo umido o troppo arido, troppo lacrimoso e flaccido, troppo rinsecchito e fragile, ma di capire che forma ha il mio umore. (…) Tutto ciò che maneggiamo va in qualche modo contenuto. Perfino gli oceani hanno le loro rive.

(…)

Ci sono recipienti di ogni forma e dimensione, fatti con i materiali più vari, dalle canne di fiume e dai virgulti del salice all’argilla spessa per pentole e marmitte, al legno per le doghe delle botti,  al metallo e al vetro per i becher. Alcuni si scaldano in fretta ma tendono a creparsi, altri sono opachi, altri trasparenti, alcuni piatti e aperti per consentire l’evaporazione, altri a chiusura ermetica per intensificare la pressione. I recipienti, metodi di contenimento: reggi bene al calore? sei denso, opaco, lento a scaldarti, sicchè nessuno sa che cosa ti succede dentro? …Sei troppo permeabile, fragile, troppo rigido, solido, straripante, pieno di crepe?

E come lo regoli il fuoco della tua passione? come lo impieghi? lo alimenti a sufficienza perchè non si spenga, lo controlli perchè non divampi bruciando e distruggendo ogni cosa? e lo conosci? è il fuoco di Estia, addomesticatore della cultura, austero controllo della passione? quello di Marte troppo ardente, acre e furioso?

Il fuoco è l’agente , il maestro dell’opera. La conoscenza del maestro deve essere di prima mano; non la si apprende dai libri o dalle conferenze sul desiderio. La brava cuoca ha bruciato più di una pietanza  e più volte si è ustionata le mani.

L’alchimista partecipa con il propio calore, è tutt’uno con il fuoco, è dentro il fuoco. Il vecchio che nel suo laboratorio prepara soluzioni con alambicchi e storte, in ginocchio davanti al fuoco, è il vecchio nella nostra mente che, le mani nella fornace del suo corpo, lavora alla trasformazione della propria natura-i nostri acidi e zolfi, le nostre putrefazioni, i nostri sali amari…

La conoscenza manuale delle intensità si applica anche a altre discipline: la scrittura per esempio: lasci il capitolo sulla scrivania per tre giorni, senza toccarlo e quando lo riprendi in mano scopri che è diventato freddo e rigido come un baccalà…

le plumbes, scarpe di piuma e piombo

La scrittura, la pittura. Anche nell’opus dell’arteterapia abbiamo materia, pigmenti,  contenitori,  laboratori alchemici che ci consentono di fare in modo che l’opera non sia opera vuota, opera di sole parole. Lavoriamo con le mani nella fornace, sentendo umori secchi a cui aggiungere gocce di legante, pesantezze plumbee da trasformare…

già trattata l’alchimia? sì! in Il Senex, il piombo e le polarità  e poi so di avere citato Nathan Schwartz  Salant, altro amato autore jungiano che di relazione e campo estetico parla utilizzando  l’alchimia, ma non riesco più a capire dove. Mannaggia! s epercorrete il link con il suo nome appaiono i libri promossi da Feltrinelli, ma ce ne sono altri tre, fondamentali!, e li trovate sul catalogo di Vivarium.

Buona lettura!

 

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Le Stanze del Sé e l’importanza dello sguardo

I capitani Coraggiosi de Le Stanze del Sé , Michela Caccavale, Serena Rinaldi e Samuela Staccioli nel Convegno sulle Arti Terapie del 2015 ci offrono la possibilità di ripensare l’importanza dello sguardo nelle Arti Terapie.

Quando guardiamo, vediamo? Vediamo veramente? siamo capaci di stare di fronte all’altro con la consapevolezza che il nostro sguardo può essere tinto da giudizio, pregiudizi, emozioni e vissuti del momento…E, come posso dire all’altro ti vedo, senza usare la parola? Come posso essere presente senza nemmeno sentire il bisogno di usarla, la parola?E come vorremmo che lo sguardo dell’altro ci accarezzasse?

Ogni volta che scrivo sullo sguardo, racconto o penso lo sguardo mi si presentano nella mente le parole di John Berger nella pagina finale di My beautiful, che descrivono il suo incontro con un Angelo di Luca Della Robbia al museo del Bargello a Firenze.

L’angelo era bellissimo. Mi riferisco alla sua presenza, non alla sua riuscita come opera d’arte. Ho fatto un disgno per cercare di capire meglio l’espressione del suo volto. E, mentre disegnavo ho capito qualcosa di molto diverso.

Il suo viso vi dà la certezza che vi sta guardando. Qui la bellezza non è quel che vi piace contemplare, ma ciò da cui volete essere guardati! La bellezza è la sperenza di essere riconosciuti dall’esistenza di quello che state guardando e di esservi inclusi.

Ho sempre pensato sia questo lo sguardo che cerchiamo e che possiamo offrire. Lo sguardo di chi riflette l’ esistere nello stupore e nel rispetto della reciproca presenza. Ogni incontro, ogni sguardo sempre come nuovo di fronte alla meraviglia che è l’Altro. Facile? No. Ci perdiamo per strada? Spesso e volentieri! Ma se lo sappiamo, se sappiamo quanto vale tutto questo, se almeno per un attimo siamo capaci di vedere, siamo già a buon punto.

Come scrivono i capitani coraggiosi:

Riteniamo importante, alla luce del progetto realizzato e dei percorsi offerti e di quelli possibili, dedicare un’attenzione particolare al tema dello Sguardo che ogni individuo e quindi la società porta con Sé, riflettendo sulla necessità di sospendere il proprio giudizio e di annullare la distanza che ci separa,  per accogliere con stupore la diversità dell’Altro e scoprirne così la ricchezza (dai contenuti del Convegno sulle Arti Terapie 2015).

Lo sguardo nel convegno viene portato sulle persone diversamente abili: riusciremo a ricambiare, la presenza e la mancanza di giudizio con cui ci guardano? Quel sentirsi nudi e veri e vivi di fronte a loro…Quell’essere oggetto di tanta bellezza…?

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L’uccello che vola a ritroso

 Dedico Oche, bella poesia di  Aghi Mishol ,  poetessa israeliana che amo molto, a tutti coloro che la possono capire.

Aghi Mishol

 

Oche

Epstein, l’insegnante di matematica,
amava interrogarmi alla lavagna.
Diceva che la mia testa era adatta solo ai cappelli.
Diceva che un uccello con un cervello come il mio
avrebbe volato a ritroso.
Mi spediva a far razzolare le oche.

 

Ora, passati molti anni da quella frase,
seduta sotto la palma
con le mie tre belle oche,
penso che forse fosse lungimirante,
il mio insegnante di matematica,
e che avesse ragione,

 

giacché nulla mi dà più gioia
che vederle ora mentre
piombano sul pane sbriciolato,
agitando la gaia coda,
raggelandosi immobili per un attimo
sotto le goccioline d’acqua
che spruzzo loro addosso
dal tubo,
rizzando il capo mentre il loro corpo
si protende come ricordando
laghi lontani.

 

Ormai il mio insegnante di matematica è morto
e morti anche i suoi problemi che non riuscii mai
a risolvere.
Amo i cappelli,
e sempre a sera
quando gli uccelli tornano nell’albero,
cerco quello che vola a ritroso.

 in Poesia, Mensile internazionale di cultura poetica, n° 232, Crocetti Editore

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Integrazioni tra luoghi diversi

bj2Ho creato da poco il sito La casa di Baba Jaga con Donatella Mondino che è coautore.

Ho anche costruito la pagina Facebook La casa di Baba Jaga; ho dedicato all’operazione tempo, cura, passione ben shakerati con una certa dose di errori telematici; me la cavo nel costruire Oggetti di questo tipo ma, da autodidatta, fatiiiiiiico un sacco (come mi capita anche con la news letter) e faccio pasticci ogni dove. Comunque, più o meno, Blog e pagina Facebook funzionano.

Questa mattina sono tornata al mio blog primigenio e mi sono resa conto che qui, in queste pagine, in questo luogo non avevo scritto proprio nulla su tutto questo gran movimento, su questa effervescenza, questo progetto a due a cui tengo/teniamo moltissimo.

Per cui mi sono detta, integra, Macagno, integra.

Di cosa stiamo parlando

di un incontro, un processo, un progetto, di una serie di seminari…Il primo il 2, 3, 4, 5 luglio prossimi

Donatella ed io ci siamo ri-trovate su una soglia  che ha una guardiana, Baba Jaga. Una soglia che ha a che vedere con il mistero, con il femminile, le sue qualità, i suoi compiti.

NON sto scrivendo che è di appannaggio delle donne. Sto dicendo che ha a che vedere con qualità del femminile che tutti gli esseri umani hanno in sé come dotazione e crescita…

Come tutte le soglie è sottile sottile, sì guardate, sentite, basta un passo per attraversarla, forse non occorre nemmeno…è proprio lì nello spazio tra la mano e il colore, la spinta a muoversi e il gesto, il bisogno e la risposta, il dentro e il fuori, il sopra e il sotto, il mondo della veglia e quello del sogno, il mondo del visibile a quello dell’invisibile, quello dei vivi e quello dei morti, quello del sacro e quello dell’umano…

torii

torii

Ma come tutte le soglie è difficile anche solo da scorgere, non parliamo poi di attraversarla, tanto meno saper andare avanti e indietro a piacimento. A volte, anche se conosciamo la Parola di ingresso, non la utilizziamo per troppo tempo e la soglia si inselvatichisce, ci mette alla prova…

Attraversare è incontrare la propria creatività e la capacità di accettare e produrre trasformazioni e cambiamenti.

Abbiamo pensato  di farci accompagnare dalla Baba della Fiaba,   nell’immaginare un percorso da proporre a chi volesse compierlo con noi. Si tratta di tre seminari.

Il primo è La casa di Baba Jaga, che dà anche il titolo al percorso, ne riporto qui la locandina.

La casa di Baba Yaga è sfuggente, misteriosa, inquietante e illuminante. Immersa nella natura e lontana dalla dimensione civilizzata, in lei si può trovare l’accesso ai saperi che nutrono la creatività femminile: saper seminare e coltivare; saper nutrire e raccogliere; saper distinguere, saper valorizzare e custodire; saper collegare e connettere intrecciando, tessendo, cucendo…
La Casa di Baba Yaga è un workshop che segue le tracce di una fiaba tradizionale russa, “Vassilissa la Bella”, per consentire ai partecipanti di esplorare le radici dell’aspetto femminile della creatività. Attraverso le tecniche dell’arte terapia, lavorando da soli e in gruppo, i partecipanti daranno forma a oggetti, immagini, racconti e installazioni in cui riconoscere, esplorare e trasformare la propria relazione con il mondo della creatività femminile.
Ce ne sono poi altri due collegati perchè  accedere non è sufficiente: è necessario saper ritrovare quel luogo dentro di sé, nella propria pelle, saper difendere tanto il luogo quanto la pelle e questo avviene in Foche e Sirene, che potrebbe essere in autunno.

E, quando siamo più capaci di andare e tornare quel luogo diventa sacro, Giardino Segreto e Hortus Conclusus nel il seminario primaverile…
Ogni seminario è in se stesso concluso e percorribile, un’esperienza a se stante; i tre insieme sono parte di un trittico…

Ma tutto questo cosa ha a che vedere con tutti gli altri miei post?

Costeggia e arricchisce la pratica di un atteggiamento di riverenza e quiete , che sostiene e accarezza il delicato crescere di semi che mi aiutano ad essere più viva e vera, meno sola quando lo sono perchè più vicina a me stessa, alla realtà del quotidiano come ai miei sogni, più consapevole che i sogni sognati da sveglia le prime volte, quand’ero piccina  tra donne anziane e chiocciare di galline sono lo scheletro di un’anima  che sempre si rinnova e trova nutrimento dentro uno spazio creativo.

Cecilia

 

 

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