Banalità natalizie

 

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Giotto, Cappella degli Scrovegni

 

Ci sono storie di Bambini felici e innocenti. Questi Bambini, loro sì, aspettano Natale con gioia.

Non tutti, no. Ci sono storie di Bambini tristi, sono normalmente quelli a cui pensiamo di più e insieme di meno. Ogni tanto smettiamo di pensare a loro. Ogni tanto ci piacerebbe che non ci fossero e non sono sicura che questo significhi che ci piacerebbe per loro.  A quei Bambini vanno tutte le carezze mentali che ho a disposizione in questo momento. Carezze che partono da quella zona appena sotto il cuore che è sveglia anche quando noi dormiamo. Anche a quelli malati, abbandonati, sacrificati nelle guerre che a Natale ci piace dimenticare.  Si può stendere un elenco interminabile di storie così banali a cui inviare carezze.

I Grandi spesso lo aspettano con fretta, fatica, disturbati da tutto quel traffico e chiacchiericcio di cui si sobbarcano a volte senza motivo: l’arrivare in tempo a fare tutto.

Capita anche che i Grandi mettano nel Natale ricordi scomodi o dolorosi. A volte, quando hanno paura di essere soli o veramente lo sono, non sono diversi dai Bambini tristi. Sono come loro anche quando qualcuno è mancato e quando per sempre mancherà. O quando le cose sono andate male e non c’è lavoro, né pane. Quando si vive sotto un ponte, anche se i Grandi a volte lo fanno perchè non possono né vogliono vivere in altro modo. Quando si è malati e in guerra. Quando non si ha scelta. Quando si pensa di non averne. Quando si è in carcere. Non so dire se a loro vanno le mie carezze. Mi sento più se come dalla zona sveglia  partissero abbracci e pacche sulle spalle. E occhi che guardano diritti e diretti. Ecco, forse la zona da cui mi viene qualcosa per i grandi è più in alto del cuore: la gola? la fronte?

Ci sono  storie di noi che aspettiamo che il Natale quasi risolva le nostre pene quotidiane: ci sentiremo migliori, ci troveremo tutti insieme e saremo perfettamente felici per un giorno. Ci capita perchè i Bambini che siamo stati ricordano qualcosa di bello. E altre di noi che partiamo perchè siamo stufi del Natale. Storie di noi che prepariamo tutto perché qualcuno, vicino, se lo aspetta.

Sto scrivendo tutto questo perché negli ultimi giorni ho avuto la sensazione che parlarne proprio il giorno di Natale fosse una banalità. Che si potesse pensare a un attacco di buonismo Natalizio, di sentimentalismo in un vuoto di sentimenti. Lo sto scrivendo perchè ho scoperto di non essere l’unica a avere questa sensazione. Non vado oltre, perchè queste banali storie di Natale sono innumerevoli.

A tutti, Tutti!, Grandi e  Bambini, comunque siano oggi, tristi e allegri, svegli e addormentati, va la coperta di cielo stellato che ho messo come immagine, perchè anche il cielo blu con le stelle è qualcosa di banale: un disegno da Bambini.

 

 

About ceciliamacagno

Art therapist, artist,
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2 Responses to Banalità natalizie

  1. arttherapyit says:

    Ciao Cecilia, l’ho messo sul Blog Ati , grazie!

  2. Aleksandra says:

    grazie.
    un abbraccio stellato a te e a tutti i bambini grandi o piccoli che dentro si sentono tristi.. perché ricordino che il cielo sopra le nuvole è sempre stellato

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